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Accabadora, Anna Della Rosa torna in tournée da Milano

Anna Della Rosa in Accabadora. Foto © Marina Alessi

di Alessia de Antoniis

Maria è fuggita dalla Sardegna per dimenticare ciò che ha scoperto su sua madre. Quando torna, Bonaria Urrai sta morendo. Sono passati anni, ma la distanza non ha cancellato la rabbia e il tradimento. La donna che l’ha cresciuta, amata e scelta come figlia è anche un’accabadora, colei che accompagna alla morte le persone giunte alla fine della vita. Ora Maria deve decidere come stare accanto a quella madre che non è mai riuscita a perdonare.

È da questo ritorno, che nel romanzo di Michela Murgia coincide con il suo epilogo, che Carlotta Corradi sceglie di cominciare la drammaturgia di Accabadora, lo spettacolo diretto da Veronica Cruciani, interpretato da Anna Della Rosa. In scena dal 2018, il lavoro torna in tournée dal 2 novembre 2026 dal Teatro Fontana di Milano, dove resta in cartellone fino al 7, riportando al pubblico una delle storie più significative della scrittrice sarda, vincitrice del Premio Campiello nel 2010.

La scelta di partire dalla conclusione sposta il centro della narrazione. Non si tratta più soltanto di raccontare la scoperta del segreto di Bonaria, ma di entrare nella coscienza di Maria, nel momento in cui l’essere figlia entra in conflitto con la responsabilità di prendersi cura di chi l’ha cresciuta.

Anna Della Rosa in Accabadora. Foto © Marina Alessi

Una maternità che nasce dalla scelta

Nel paese immaginario di Soreni, Maria ha sei anni quando viene affidata a fill’e anima a Bonaria Urrai. È una forma di filiazione concordata tra la famiglia d’origine e quella che accoglie, secondo una consuetudine della tradizione sarda. Bonaria è una sarta che vive sola e che offre alla bambina attenzioni e possibilità che la sua famiglia naturale non è in grado di garantirle.

Ma Bonaria custodisce un segreto. È un’accabadora, figura il cui nome deriva dallo spagnolo acabar, finire, e che nella tradizione viene associata all’accompagnamento alla morte di chi è ormai in fin di vita.

La scoperta spezza l’immagine che Maria aveva costruito della madre. La ragazza non riesce a conciliare la tenerezza ricevuta con il gesto estremo che Bonaria compie per gli altri. Fugge nel continente, interrompendo un rapporto che rimane tuttavia irrisolto.

Per Carlotta Corradi, il nucleo più profondo del romanzo non è però riconducibile esclusivamente ai temi dell’eutanasia e dell’adozione. “Sebbene il romanzo sia spesso ricordato per due temi estremamente attuali quali eutanasia e adozione, nella mia percezione è stato fin da subito un’indimenticabile storia d’amore. In questo caso, tra una figlia e una madre. In questo caso, non la madre naturale. Ma l’altra madre.”

È proprio la natura di questo legame a interessare la drammaturga: un amore costruito nel tempo, fondato sulla scelta reciproca, che deve però attraversare il conflitto necessario alla crescita. “Per questo ho scelto come punto di partenza della mia drammaturgia la fine del romanzo: il momento in cui una Maria intrappolata nel suo essere figlia si ritrova a dover essere madre.”

La fuga di Maria, in questa lettura, non rappresenta una vera emancipazione. Interrompendo il confronto con Bonaria, la ragazza ha anche sospeso il proprio processo di maturazione. Quando torna, è ancora prigioniera della ferita che l’ha allontanata.

Veronica Cruciani: il dialogo con la madre diventa un conflitto interiore

La regia di Veronica Cruciani porta questa frattura sul piano della rappresentazione scenica. Il dialogo tra Maria e Bonaria non è costruito come un confronto realistico tra due personaggi, ma come un’esplorazione della memoria e delle contraddizioni della protagonista.

“Da subito ho immaginato il dialogo tra Maria e Tzia Bonaria come un dialogo tra sé e una parte di sé, tra una figlia e il suo genitore interiore.”

La scena diventa così uno spazio mentale, nel quale convivono la bambina che Maria è stata e la donna che non è ancora riuscita a diventare. La regista utilizza il video per rendere visibili queste dinamiche emotive, mentre una pedana sospesa separa fisicamente l’interprete dal pubblico.

“La pedana sospesa crea una divisione tra l’attrice e il pubblico, è la gabbia mentale in cui Maria è intrappolata e di cui riuscirà a liberarsi soltanto alla fine, compiendo il fatidico gesto richiesto dalla madre.”

Lo spazio scenico non riproduce dunque i luoghi del romanzo, ma dà forma all’impossibilità di Maria di uscire dalla propria ossessione. Il passato torna continuamente, fino al momento in cui la protagonista può affrontare ciò che ha cercato di rimuovere.

Cruciani immagina lo spettacolo come una rêverie, una ripetizione mentale nella quale il gesto finale acquista il valore di una possibile liberazione. Il confronto con Bonaria diventa soprattutto un confronto con la propria coscienza.

In questa prospettiva, l’accabadora non è soltanto la figura attorno alla quale si sviluppa un dilemma etico. È anche la madre che costringe la figlia a misurarsi con il carattere contraddittorio dell’amore, con la difficoltà di riconoscere nell’altro una verità diversa dalla propria.

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Accabadora con Anna Della Rosa. Teaser dal materiale dell’ufficio stampa

Anna Della Rosa e la voce di Michela Murgia

A sostenere il racconto è Anna Della Rosa, interprete di un monologo che attraversa gli stati emotivi di Maria senza poter contare sulla presenza fisica di Bonaria come interlocutrice.

L’attrice accompagna lo spettacolo dal debutto del 2018. Otto anni nei quali il rapporto con il testo è diventato anche una forma di continuità con il pensiero e la scrittura di Michela Murgia.

Della Rosa racconta cosa significhi tornare ogni sera a quelle parole, descrivendo un’esperienza nella quale il lavoro dell’interprete e la partecipazione del pubblico si alimentano reciprocamente. “Poter condividere con il pubblico, ancora e ancora, le parole di Michela Murgia – e non ci siamo mai fermate dal 2018 quando lo spettacolo ha debuttato – è come camminare ad alta quota e il cielo è terso e l’infinito non è un’astrazione.”

È un’immagine che restituisce la dimensione fisica del rapporto con la scrittura di Murgia, la capacità delle parole di attraversare il corpo dell’attrice e di raggiungere la platea.

Della Rosa riconosce in quella scrittura un’energia capace di mettere in discussione ciò che appare immutabile. “Possiamo trasformare insieme ciò che è ottuso, duro, ingiusto, in noi e fuori di noi, con gli altri.”

La permanenza di Accabadora sulle scene assume così anche il significato di una trasmissione. Il testo di Murgia continua a circolare attraverso il teatro, mantenendo aperte questioni che appartengono tanto alla sfera privata quanto al dibattito collettivo: il riconoscimento delle famiglie non fondate sul sangue, l’autodeterminazione, la responsabilità della cura, il rapporto tra libertà individuale e giudizio morale.

Nella storia di Maria e Bonaria, la maternità non garantisce una comprensione reciproca. Essere state madre e figlia per scelta non impedisce che una decisione possa diventare insopportabile agli occhi dell’altra.

È su questa impossibilità di conciliazione che lavora l’adattamento teatrale. Maria deve affrontare il dolore della separazione, ma anche riconoscere quanto la propria identità sia rimasta legata alla donna dalla quale ha tentato di allontanarsi.

Corradi individua nel ritorno di Maria il passaggio più difficile della relazione tra le due protagoniste: quello in cui la figlia deve assumere una responsabilità nei confronti della madre, senza poter cancellare ciò che è accaduto. “Tutta l’intensità di quest’ultimo tempo accanto alla Tzia è dato dai passaggi non compiuti, dalle cose non dette, le accuse non fatte, l’amore non richiesto.”

La questione della morte, dunque, rimane centrale, ma non esaurisce il significato della vicenda. Il romanzo di Murgia, attraverso il lavoro di Corradi e Cruciani, porta in scena anche la difficoltà di diventare adulti quando questo comporta la perdita dell’immagine ideale dei propri genitori. E soprattutto interroga una distinzione che non ha nulla di astratto: quella tra comprendere una scelta e condividerla, tra assumersi la responsabilità della cura e concedere il perdono.

Per Maria, l’ultimo incontro con Bonaria diventa il luogo nel quale queste possibilità smettono di coincidere.


ACCABADORA | Scheda dello spettacolo

Dal romanzo di: Michela Murgia, edito da Giulio Einaudi Editore
Drammaturgia: Carlotta Corradi
Con: Anna Della Rosa
Regia: Veronica Cruciani
Produzione e distribuzione: Savà Produzioni Creative

CALENDARIO TOURNÉE 2026

NOVEMBRE

2–7 novembre – Milano, Teatro Fontana 9 novembre – Bologna, Teatro Duse 11 novembre – Rimini, Teatro Galli 13 novembre – Busto Arsizio, Teatro Sociale 17 novembre – Genova, Teatro della Corte 19 novembre – Gorizia, Teatro Verdi 20 novembre – Trieste, Teatro La Contrada 23 novembre – Verona, Teatro Nuovo 24 novembre – Trento, Auditorium Santa Chiara 26 novembre – Mantova, Teatro Sociale 28 novembre – Magione (PG), Teatro G. Mengoni 29 novembre – Carrara, Teatro degli Animosi

DICEMBRE

2 dicembre – Sansepolcro (AR), Cinema Teatro Dante 4 dicembre – Firenze, Teatro Puccini 6 dicembre – Camaiore, Teatro dell’Olivo 15 dicembre – Porto Sant’Elpidio (FM), Teatro delle Api 21 dicembre – Napoli, Teatro Bellini

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